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Il cane: storia del cane da caccia
( briciole di curiosità nella storia del nostro amico quadrupede )

foto graffiti rupestri Se raccogliete un cane affamato e gli date da mangiare, potete star sicuri che non vi morderà. Questa è la principale differenza tra l'uomo e il cane   (Mark Twain).
Il cane è malato d'uomo. La sua storia è legata a quella dell'individuo. In alcuni casi l'ha condizionata, in altri n'è rimasto vittima, mai, però, ha abdicato al suo ruolo di protagonista.. Così ancor oggi continua ad essere amico, alleato, complice.
Cominciò oltre quindici milioni di anni fa: l'alleanza nacque all'ombra delle caverne fra ominidi e Tamarcus, predatori con zampe corte che diedero origine, allo stato selvaggio, a lupi e sciacalli.
Il primo tipo conosciuto (resti fossili sono stati trovati accanto ad ossa umane in Russia, ai confini del lago Baikal) fu il " Canis Familiaris Putjani " raffigurato in un disegno rupestre in Spagna (Algera) senza orecchie e con una lunga coda.
Circa 10.000 anni a.c. compare il Canis Familiaris Palustris (cane delle torbiere) utilizzato per la caccia. Lo testimoniano graffiti in cui, per la prima volta, è stilizzata la sagoma di un cacciatore che impugna un arco.  foto 1 caccia nell'antico Egitto
Utilizzato nelle lande del Nord Europa, fu in seguito diffuso in Russia, Asia, Medio oriente, Spagna ed Africa dove (4.000 a.C.) venne incrociato con esemplari addomesticati dagli Egizi.
Può quindi essere considerato uno dei primi esemplari che furono i capostipiti di una selezione finalizzata soprattutto all'esercizio venatorio inteso come necessità di vita.
Ossa di un cane simile al Palustris furono trovate anche in alcune caverne della Polinesia e della MMelanesia: il periodo è il medesimo a cui risalgono anche i reperti identificati in Germania.
Durante l'età del brnzo vennero selezionati altri tipi fra cui il Canis Familiaris Inostrnzewi (è considerato il capostipite di tutti i cani da mandria) ed il Canis Familiaris Metris Optimae da cui presero origine i cani da pastore.
foto 3 vaso greco Nella zona dei Tassili, nel Sahara, sono incise, su rupi, immagini di cani utilizzati per inseguire gazzelle: alcuni hanno la testa grossa, zampe corte e coda tenuta bassa, altri corporatura slanciara simile a quella degli attuali levrieri.
Sulla stele di Antiffa (X dinastia) sono raffigurate tutte le zazze di cani allora conosciute.
In un ventaglio (flabellum) del 1530 a.C. sono incise le sembianze di mastini che inseguono uno struzzo e precedono un cavaliere armato. In alcune tombe sono stati trovati cani imbalsamati: si ha ragione di ritenere che fossero stati mumificati solo dopo la loro morte naturale proprio per l'amoreche gli Egizi nutrivano verso i cani. In Messico, invece, i cani erano uccisi apperna era morto il loro padrone e sepolti con lui. In Giappone il dio dei suicidi era raffigurato con la testa di cane. I Greci tennero in maggiore considerazione i cani: una leggenda (è Omero a tramndarla) afferma che Vulcano forgiò un cane dal rame, gli diede vita e lo regalò a Giove. Questo ne fece dono ad Europa, figlia del monarca dei fenici, per ottenere i favori.
Ad Atene i cani erano venduti a prezzi ritenuti anche allora esorbitanti: Alcibiade ricorda di un cane da lui comperato per 7.000 dracme (attualmente quasi 2.000 €).
 foto 4 caccia al leone Le razze, allora, non erano state ancora stabilizzate: il termine usato dagli antichi, infatti, è improprio. I cani venivano usati indifferentemente per caccia, guardia o combattimenti.
Il primo monumento al cane fu eretto dagli abitanti di Corinto: la guarnigione fu sorpresa nel sonno e sterminata. I cinquanta cani si opposero agli invasori: solamente uno riuscì a sopravvivere e corse in città a dare l'allarme. Gli abitanti riuscirono a respingere i nemici ed eressero una statua al loro salvatore.
Senofonte, in un trattatello,il Cinegetico, scrisse diffusamente dei cani da caccia. Aristotele, 384-322 a.C, ne indica sette razze, mentre Varrone, De Rustica ne indica solo quattro. Virgilio, III libro delle Georgiche scrive che i Romani tagliavano orecchie e code ai cani per renderli meno vulnerabili nei combattimenti contro le fiere ed in particolare lupi e volpi.
foto 5 mosaico romano Un mosaico romano dell'epoca immediatamente a.C. raffigura un cacciatore romano che sta per partire accompagnato da un cane. Diana, dea della caccia, fa sbranare dai suoi cani Attenone che aveva osata guardarla mentre, nuda, faceva il bagno in un ruscello.
Nel Medio Evo i cani assurgono a grande importanza: sono selezionati gli specialisti per la caccia, la guardia, il combattimento o la compagnia. Clodoveo introduce nella legge salica una norma che punisce sia l'uccisione che il furto di cani da caccia: uccidere un capo-muta costa sei soldi, il prezzo attuale di una mucca. In Borgogna viene promulgata una legge che obbliga, tra l'altro, il ladro di un cane da caccia, a baciare il posteriore dell'animale davanti a tutto il popolo. Carlo Magno - ed è il suo storico Eginardo a darne notizia - selezionò mute per la caccia al lupo considerato animale da sterminare foto 8 mosaico romano anche per colpa di alcune supestizioni e dicerie (una affermava che dove passava un lupo non cresceva più Alcuni feudatari avevano mute tanto preziose che non le abbandonavano mai facendosi seguire anche durante le funzioni sacre: Carlomagno, in un editto, condannò tale pratica ma i suoi ordini ebbero scarsa efficacia.
Ben presto cominciarono anche ad essere selezionati anche tipi di cani specializzati: il loro valore diede fama a chi li aveva allevati; proprio come accadde ai monaci dell'abbazia di Sant'Uberto, Mouzun. I religiosi selezionarono cani di grossa taglia, con lunghe orecchie pendule, specializzati nella corsa. Ogni anno ne regalavano una muta, composta di sei soggetti, al re. Ben presto anche i nobili vollero imitare il sovrano e rivaleggiare foto 10 venationes con lui nel possedere mute di sant'Uberto e così i cani ebbero in breve tempo notevole popolarità. Il Duca di Normandia, proprio per evitare che i suoi cani fossero confusi con quelli degli altri e diventassero meno veloci, emanò un editto facendo obbligo a tutti i possessori di cani di mutilare i propri ausiliari di tre dita.
Intanto sono sempre più numerose le opere sui cani e sempre più preziose le incisioni. Nel "Miroir de la Chasse" compaiono miniature in cui si indica la costruzione di un canile, la ricerca di una pista e, infine, i canida tana. Nel VIII sec. le migliori mute sono composte sa "cani grigi di San Luigi": Era accaduto che Luigi IX fatto prigioniero durante una crociata, avesse conosciuto i cani dei Tartari molto più veloci dei levrieri francesi. Per cacciare la grossa selvaggina però continuavano a venire utilizzati i molossi. foto 11 venationes
Intanto andava accentuandosi un nuovo tipo di specializzazione: la caccia col cane da ferma. Era però usato solo per segnalare i volatili e quindi farli alzare: il falco completava l'opera. Cominciò proprio allora la disputa se ai religiosi fosse consentita la caccia. Della questione se ne occuparono i prelati dei concili di Ippone, Augusta e Nantes. Un vescovo affermò che se un prete era cacciatore induceva persino a dubitare della sua vocazione. Contro tale tesi però ne furono opposte altre in cui le fiere erano paragonate ai peccatori ed i sacerdoti ai cani.
Nel XIV e XV sec. c'è un fiorire d'opere sui cani. I più noti sono i soggetti da muta. I proprietari (e sono re, principi e feudatari) si dilungano in racconti dai quali è spesso ancor oggi distinguere il fantastico dalla realtà. foto 12 caccia rinascimento
Re Giacomo il Buono, fatto prigioniero a Poitiers nel 1356, trascorre la maggior parte del suo tempo ascoltando, o facendo, racconti di caccia.
Nel 1387 Gaston Phoebus, nel suo famoso "Livre de la chasse", scrive del cane " credo che sia l'animale più nobile, più intelligente, più ragionevole che Dio abbia mai fatto ..."
Luigi XI fece cesellare per il suo migliore cane da caccia, un collare in oro tempestato di diamanti.
Jacques du Foilloux (i521-1580) in "La Vènerie" -la caccia- descrive l'addestramento e l'uso della muta. In Italia gli fa eco Tito Giovanni Ganzarini (1518-1582) con "Quattro libri della caccia", un poemetto didascalico, in cui distingue i vari tipi di cani. Descrive come addestrare i soggetti di una muta di levrieri; indica altri tipi di cani e il metodo per addestrarli.
foto 12 caccia - Van Dick Erasmo di Valvasone, (1532-1593), "La Caccia" 1591 , tratta, nel primo canto, tratta del modo di scegliere i cani e di come addestrarli.
Francesco Birago (1562-1640) pubblicò nel 1626 il "Trattato cinegetico ossia della caccia": una summa del sapere dell'epoca sui cani. Descrive in particolare tutte le razze dei cani allora note. A proposito dei levrieri afferma "due razze di levrieri si veggono in Italia, una dimandata turca, e l'altra nostrana, cioè italiana"
La cinofilia era tanto sviluppata che in Francia, nel 1576, Enrico II spese, per mantenere le sue mute, circa 100 mila scudi.
Nel 1600 il se Sole promulgò una legge sulla caccia, e Audigier, uno fra i più celebrati tecnici dell'epoca scrive che è vero cacciatore solo chi sa "addestrare bene i suoi cani, tanto quelli da ferma che da seguita"
Fu proprio in questo periodo che cominciarono a diversificarsi i vari tipi di cani. Alcuni utilizzati esclusivamente come soggetti da seguita, altri, invece, per la caccia ai volatili ed in particolare a quaglie e pernici. E l'arte fornisce preziose testimonianze. Re e principi solevano farsi ritrarre insieme ai cani preferiti o in atteggiamento dicaccia. Così, Deportes, pittore di corte, ritrae il re Sole (1699) con un bracco ed un levriero, ed il ritratto di un Epagneul che ha notevoli rassomiglianze con i breton. foto 14 caccia - A.Desportes Rubens nel 1630 effigia Diana attorniata da numerosi levrieri, mentre nel 1635 Velasquez dipinge il principe Carlo con accanto una cane da muta, e, sul lato destro del quadro, un levriero. Paul Delarisce nella tela in cui sono raffigurati i figli di Edoardo IV ritrae uno spaniel che ha impressionanti rassomiglianze con gli attuali breton.

La storia del cane da caccia continua con quelle delle varie razze che da questo periodo si differenziano. Vedi la storia del setter e del breton di prox pubblicazione.


Fonti:
Senofonte, il Cinegetico.
Varrone, De Rustica.
"Miroir de la Chasse"
Gaston Phoebus, "Livre de la chasse".
Jacques du Foilloux, "La Vènerie".
Erasmo di Valvasone, "La Caccia".
Francesco Birago , "Trattato cinegetico ossia della caccia".

Ed. Olimpia, Enciclopedia della caccia.
La caccia nell'arte: DESPORTES, Alexandre-François ( 1661-1743, Francia )

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